Gli esami da fare per controllare il fegato | fegatoenutrizione.it
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Gli esami da fare per controllare il fegato

 

“Se uno vuole studiare il fegato esistono due esami molto semplici.

Il primo è un esame del sangue che si chiama transaminasi e il secondo è un esame in qualche modo tecnico che è l’ecografia del fegato.

Hanno la fortuna di essere due esami molto semplici, disponibili in ogni laboratorio e in ogni città d’Italia in maniera generalmente molto accurata.

Che cosa sono le transaminasi? Sono degli enzimi presenti negli epatociti, cioè nelle cellule del fegato, e che in caso di sofferenza del fegato vengono liberate, quindi se le transaminasi sono nei valori di norma, possiamo stare relativamente tranquilli che in quel momento non c’è un’infiammazione del fegato attiva.

E poi l’ecografia. L’ecografia epatica permette di vedere molto bene il fegato, permette di vederne le superfici, di vedere l’ecogenicità, permette di vedere se ci sono dei noduli e permette di vedere se c’è steatosi epatica.

E lo permette molto bene proprio perché il grasso, e lo permette molto bene proprio perché il grasso a una differente ecogenicità rispetto al resto del parenchima del fegato.

Se noi abbiamo un aumento delle transaminasi e/o un aumento o una presenza di steatosi epatica, dobbiamo porci un problema. In caso questi esami risultino positivi, è chiaro che dobbiamo approfondire il problema.

Se troviamo un aumento delle transaminasi dobbiamo capire se l’aumento è dovuto all’uso o all’abuso di bevande alcoliche, dobbiamo capire se è stato determinato dal virus dell’epatite B o C – e qui basta un banale esame del sangue -, se è stato determinato dall’uso di un farmaco – calcolate che tanti farmaci possono, essendo stati liberati dal fegato, determinare danno al fegato e dare un aumento transitorio delle transaminasi -, possiamo sapere se la persona è a rischio di malattie autoimmuni.

Spesso esistono delle epatiti autoimmuni in cui l’unico segno è l’aumento delle transaminasi, e poi possiamo capire se quella persona ha sviluppato quella che si chiama steatoepatite, che è una malattia caratterizzata dall’avere contemporaneamente steatosi epatica e infiammazione del fegato.

Però avere le transaminasi elevate non è l’unico esempio di danno del fegato, l’unico marcatore di danno del fegato. L’ecografia ad esempio può precedere l’aumento delle transaminasi, perché l’ecografia ci può permettere di vedere la steatosi.

Non tutte le steatosi sono caratterizzate da un amento delle transaminasi: quando c’è solo steatosi si chiama steatosi epatica semplice, quando è abbinata all’aumento delle transaminasi si chiama steatoepatite.

Quando non c’è l’alcol, quando non ci sono i virus come causa di malattia, si parla di steatoepatite non alcolica e non virale.

Quando però noi troviamo un aumento del grasso nel fegato, una steatosi, dobbiamo porci il problema.

Perché lì in realtà abbiamo solo diagnosticato una possibile patologia. Abbiamo diagnosticato quello che può essere un vero e proprio specchio di malattia del futuro. Abbiamo diagnosticato quella che spesso è il primo segno della temibile sindrome metabolica, che in questo momento forse è la malattia che determina più morti nel nostro Paese, proprio per le complicanze cardio-cerebro-vascolari.

Se troviamo una steatosi epatica, dobbiamo entrare molto bene nell’anamnesi della persona. Dobbiamo capire se la dieta è sana, o se è una persona che fa troppo uso di grassi saturi, animali o di altra natura, di alimenti troppo raffinati ad alto indice glicemico o ipercalorici. Dobbiamo porci il problema se la persona sta bevendo alcolici. Dobbiamo porci il problema se in qualche modo è malnutrito o denutrito, cioè non ha più le proteine che prendono il grasso e lo portano in circolo. Dobbiamo porci il problema se ha un altro fattore di rischio, se ha un’epatite C; in molti casi l’epatite C si è vista sia per l’aumento delle transaminasi, sia per la presenza di grasso nel fegato da steatosi epatica.

Quindi in qualche modo con questi due banali esami si può cominciare quello che si chiama work up diagnostico, per capire le motivazioni della malattia. Ed è chiaro, ricordiamoci sempre, che non ha senso pensare a delle terapie se prima non sappiamo quali sono i motivi per cui la malattia è venuta.”

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